Assertività: comunicare efficacemente

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Assertività: comunicare efficacemente

L’assertività è la capacità di esprimersi e comunicare nel pieno rispetto dei propri diritti, garantendo la soddisfazione delle proprie esigenze e riconoscendo agli altri eguali possibilità. Se sei assertivo sei in grado di esprimere i tuoi desideri e i tuoi pensieri, accogliendo e rispettando le esigenze altrui e aumentando esponenzialmente le probabilità di ottenere ciò che desideri.

assertività

Le componenti dell’assertività

Si tratta, in estrema sintesi, di una modalità relazionale in cui entrano in gioco diverse componenti.
La componente emotiva. Se sei consapevole di ciò che provi, ti sarà più semplice esprimerlo affrancandoti dall’intrusione che la componente neurovegetativa potrebbe portare (vergogna, arrossamenti, balbettamenti etc), specie in presenza di altre persone. Allo stesso modo, attraverso l’atteggiamento di ascolto, riuscirai a cogliere ciò che prova chi hai di fronte e saprai leggere e restituire correttamente il messaggio che viene creandosi.
La componente non verbale. E’ un aspetto molto importante, soprattutto se consideri il fatto che gran parte della comunicazione passa attraverso questo canale, più che attraverso il messaggio vero e proprio. Un interlocutore assertivo è riconoscibile dal mantenimento del contatto visivo, dal tono di voce calmo ma deciso, dal volume e dall’inflessione in grado di mantenere costante l’attenzione di chi lo ascolta, dalle espressioni del viso coerenti, dalla postura eretta ed aperta e dalla gestualità non marcata ma accogliente.
La componente cognitiva. Essere assertivi significa riconoscersi diritti e non rinunciarvi ove non lo si desideri. Pensieri positivi circa la propria efficacia sull’ambiente esterno e sul proprio valore umano ci rendono in grado di esprimerci in modo chiaro. Ciò si traduce in frasi brevi ma dirette e linguaggio comprensibile e adeguato all’interlocutore, così da garantire la massima validità espressiva e il raggiungimento dell’obiettivo comunicativo.
La componente verbale. Il linguaggio utilizzato risulta essere diretto ed efficace. Fa riferimento tanto ai propri stati emotivi, alle proprie convinzioni, alla propria volontà, quanto a quelli dell’interlocutore. Sarà dunque un linguaggio che esprime fiducia in se stessi e negli altri, che non è giudicante e non usa descrivere il comportamento altrui in modo censorio.
Come avrai capito, la comunicazione assertiva è caratterizzata da consapevolezza dei propri stati emotivi, chiarezza concettuale ed espositiva, sicurezza in se stesso e nelle proprie possibilità. Non vi è prevaricazione dell’altro, proprio nella stessa misura in cui non vi è svilimento di se stesso. Ci si affranca dal bisogno di piacere a tutti, sempre, o di essere protetti dalle avverse reazioni degli altri. Il clima creato non è aggressivo o svalutante, ma quanto più possibile sereno ed aperto.
E tu, che tipo di comunicazione utilizzi nella vita di tutti i giorni? Tendi a rinunciare ai tuoi diritti assertivi oppure a prevaricare gli altri? Riesci a far sì che l’assertività ti caratterizzi? Se ti capita di non riuscire a dire dei “no” quando vorresti o ne avresti bisogno, se al supermercato qualcuno ti passa avanti senza chiedertene il permesso e non reagisci (provando al contempo muta rabbia e frustrazione), se -al contrario- tendi a voler manipolare gli altri per fare in modo che accettino le tue proposte e facciano ciò che desideri…beh…ho qualche piccolo suggerimento che potresti trovare utile.
L’assertività è un’abilità che si può esercitare ed apprendere.

Assertività: 6 tecniche per modificare un comportamento

  1. Esprimere empatia con l’interlocutore (“comprendo come ti senti”, “sono partecipe del tuo…”). Ciò consente maggior apertura e predisposizione comunicativa del nostro interlocutore. Infatti, sentirsi compresi fa sì che non ci si ponga   immediatamente in posizione difensiva e non si “attacchi” per timore di venire a propria volta attaccati.
  2. Descrivere chiaramente il comportamento altrui che ci danneggia; in tal modo sarà più semplice arrivare a bersaglio senza disperdere i l discorso su aspetti secondari o irrilevanti. Non si dirà dunque “Mi irriti perché sei inaffidabile!”, quanto piuttosto “Il tuo essere costantemente in ritardo nelle consegne non mi consente di lavorare in modo adeguato”.
  3. Aprirsi a propria volta, parlando del modo in cui tale comportamento ci fa sentire. “…perché quando ti comporti così io mi sento…”. Le emozioni hanno un elevato potere comunicativo; imparare a non negarle, ma anzi ad includerle nel proprio stile comunicativo, consentirà maggior chiarezza ed efficacia.
  4. Esprimere il cambiamento desiderato, sottolineandone sia i vantaggi in caso di concretizzazione, sia gli svantaggi qualora invece non si verificasse.
  5. Motivare e confermare la relazione con l’interlocutore “Lo dico perchè tengo al fatto che le cose possano funzionare al meglio”
  6. Mostrarsi disponibili alla soluzione congiunta del problema “Possiamo provarci insieme. Dimmi come posso aiutare, secondo te…”

Cosa fare se l’altro diventa insistente? Vai col “disco rotto”!

Come poter mantenere fede ad  un “no” detto, se l’altro insiste e non desiste? Come l’assertività ci consente di non rinunciare al nostro diritto di dire “no”?

Una tecnica molto semplice ed efficace è proprio quella del “disco rotto”, ovvero si formula in modo chiaro la propria posizione e la si ripete costantemente sino a quando all’interlocutore non sia evidente la nostra irrevocabile decisione. Un esempio? Poniamo il caso di un venditore ambulante particolarmente insistente. Anziché innescare una serie di comportamenti evasivi o di fuga (come ad esempio il cambiare lato della strada, il fingere di cercare qualcosa in borsa oppure ancora di parlare al telefono), basta semplicemente esprimere in modo diretto e lineare il proprio diritto al “no”. “No grazie, non sono interessato ad acquistare nulla”, mantenendo un contatto visivo costante e un tono di voce fermo e pacato. Insistenza dall’altra parte. “No grazie. Ho detto che non voglio comprare nulla”. Nuovamente insistenza? “No, grazie! Ho già detto che non voglio comprare nulla”, spostando lo sguardo in direzione successiva. Il messaggio è a questo punto chiaro e si potrà passare oltre senza essere andati contro ai propri diritti assertivi.

E se ad insistere fosse qualcuno con cui abbiamo un rapporto più stretto? Anche in questo caso funziona la tecnica del disco rotto? Certamente! Specie se utilizzandola si inseriscono riformulazioni di quanto ci viene rimandato….fungere da specchio rende chiaro all’altro che si comprende la sua posizione ma non si rinuncia a portare avanti la propria. Anche in questo caso l’assertività ci consente tutto ciò.

Veniamo all’esemplificazione. Sabato sera, locale in cui ci si ritrova con degli amici. Musica, conversazione leggera, alcolici. Si è deciso che non si vuole bere ma cominciano le pressioni affinché, invece, lo si faccia.

“Dai su, cosa vuoi che sia una birra!” “Non ho intenzione di bere stasera…” “Ma una sola!” “Non ho intenzione di bere stasera…” “Come la fai lunga, per una birra! Siamo in compagnia,  beviamo tutti! Perchè devi fare così? Cosa ti costerà mai…” “Non ho intenzione di bere” “Come sei pesante e noioso!” “Probabilmente posso risultare pesante e noioso, ma non ho intenzione di bere questa sera” “Stai rovinando la serata a tutti!” “Forse a te sembra che io stia rovinando la serata a tutti. Me ne dispiace, ma non ho intenzione di bere” A questo punto i più avranno capito l’inutilità di una ulteriore forzatura. Per i rimanenti, distogliere lo sguardo darà chiaro segnale del fatto che non si proseguirà cambiando la propria posizione.

I “no”, perchè sono tanto importanti e talvolta difficili da dire?

Saper dire “no” ad una situazione che ci arreca danno o che non ci consente di vivere serenamente, è elemento fondamentale per il proprio benessere. Influisce e concorre a creare un’immagine positiva di sè e della propria efficacia sull’ambiente (buona autostima), oltre che garantirci di vivere ciò che desideriamo e non ciò che desiderano gli altri, senza per questo sentirci in colpa.

Quando “no”?

Quando il dire  “si” non porta beneficio alcuno a sè (talvolta addirittura non lo porta neppure all’interlocutore!), quando il dire “si” ci costringe a rinunciare ad altro, specie se  maggiormente piacevole o significativo, oppure ancora quando ci costringerebbe a disdire impegni precedentemente presi. Quando, insomma, limita la nostra assertività.

Vuoi qualche esempio, per capire meglio di cosa sto parlando?

Un amico deve affrontare un trasloco e, forte del fatto che tu sei in ferie, ti chiede in modo imperativo di andarlo ad aiutare. Però il programma era quello di riposare (data la stanchezza accumulata) e in seguito di andare ad acquistare del materiale che ti occorre. Che fare? Rinunciare a tutto per farlo contento? Oppure rispettare il proprio diritto a viversi la giornata come deciso, pur volendo bene a chi ci fa la richiesta e volendolo comunque aiutare? L’assertivo cosa direbbe? Ad esempio la sua risposta sarebbe “E’ vero, sono in ferie. Tuttavia ho già un programma stabilito per la giornata odierna. Potrei, se a te può andare bene, darti la disponibilità per domani”.

Amica in “crisi” che vuole la si raggiunga immediatamente per consolarla e fornirle sostegno e supporto in seguito ad una delusione amorosa. Il programma è però quello di studiare per prepararsi all’esame del giorno seguente.

“Mi dispiace davvero molto che tu ti senta tanto (…). Partecipo al tuo( …). In questo momento non posso venire. Possiamo vedere di affrontarlo insieme in un altro momento. Cosa ne diresti se passassi da te stasera?”

E via dicendo. Esempi se ne potrebbero fare molti altri.

Ma se il “no” è un mio diritto assertivo, ce ne sono degli altri? Si, ve n’è più di uno!

I diritti assertivi

  1. Il diritto di mantenere la propria dignità, anche se la tal cosa può urtare qualcun altro.
  2. Il diritto di fare richieste, riconoscendo all’altro il diritto di rifiutare.
  3. Il diritto di avere idee, opinioni, pensieri e punti di vista personali, che non necessariamente debbano coincidere con quelli altrui.
  4. Il diritto di dire, come già visto, NO.
  5. Il diritto di fare qualsiasi cosa, purché non rechi volutamente danno ad altri.
  6. Il diritto a che i propri bisogni e le proprie necessità vengano ascoltate (se pur magari non condivise).
  7. Il diritto di discutere e arrivare ad un chiarimento.
  8. Il diritto di provare determinati stati d’animo e di manifestarli (ove lo si desideri) in modo assertivo.
  9. Il diritto di chiedere aiuto.
  10. Il diritto di dire “non ho capito”.
  11. Il diritto di essere realmente se stessi, anche se ciò significa talvolta non soddisfare le aspettative altrui.

Come diventare assertivi?

Il modo più semplice per potenziare la propria assertività è quello di “sperimentare sul campo”. Mettersi in gioco, esercitarsi. La vita offre sempre nuove occasioni, coglile al volo! Poiché hai molti diritti assertivi, non serve “studiarli” a memoria ed esercitarli tutti insieme. Poi benissimo approcciarne uno, svilupparlo, potenziarlo per poi passare ad un altro.

Allena i tuoi “muscoli assertivi”, otterrai via via risultati sempre migliori in termini di qualità comunicativa, autoefficacia, autostima, abilità di gestione dei conflitti, clima comunicativo sereno ed efficace

 Dott.ssa Marta Gellera


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