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Resilienza: il superpotere che è in noi

Sai cos’è la resilienza?

La resilienza può essere definita come la capacità di fronteggiare gli ostacoli e le situazioni negative che si incontrano, riorganizzando se stessi e la propria vita in maniera positiva, così da trasformare eventi dolorosi in occasioni di crescita e cambiamento.

Immagina di avere una gran brutta ferita….cosa accade? I tessuti sono in grado di rigenerarsi e riportare il tuo organismo alle condizioni di funzionamento ottimali. Psicologicamente, in seguito ad un evento negativo, accade la stessa cosa: si genera una ferita. La resilienza è la “sostanza” che consente ai propri vissuti di ristrutturarsi, rafforzarsi e che  permette di proseguire nel proprio cammino ancora più forti di prima. Gli ingredienti che la compongono? Accettazione, flessibilità, fiducia in se stessi, determinazione. È sostanzialmente ciò che ti consente di trasformarti da vittima di un evento ad artefice della ripartenza. Questo siero magico non è prerogativa di pochi fortunati individui. È già nelle tue mani, devi solo esercitarti a distillarlo.

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Resilienza: come svilupparla o potenziarla

Poiché ogni individuo possiede caratteristiche uniche, non è possibile formulare una ricetta che si possa ritenere generalmente valida. Ci sono, però, alcuni elementi che possono essere potenziati e che certamente concorrono a far sì che ciascuno possa incrementare la propria resilienza.

1)  Vivere i momenti di crisi come un periodo limitato (e come tale passeggero). Le circostanze future potranno essere sicuramente migliori, non dimenticarlo.

2)  “Il dolore è inevitabile, la sofferenza opzionale”. Affrontare il dolore (attraversandolo), consapevoli che amandosi e prendendosi cura di sé da quel dolore si potrà uscire. Non è una condanna eterna, protrarre la sofferenza è una scelta.

3) Sviluppare una visione più leggera della situazione, anche grazie al senso dell’umorismo che libera dall’oppressione delle emozioni negative e consente una visione più equilibrata della fase che si sta vivendo.

4)  Accogliere  positivamente  il  fatto  che  il  cambiamento  è  parte  integrante  della vita, anche quando quest’ultimo non rispecchia le proprie aspettative.

5)  Mantenere un’immagine di sé positiva, consci dei propri errori ma consapevoli del fatto che si è in grado di fare di meglio. Il senso di colpa non tolga spazio alla fiducia.

6)  Tenere sempre ben presenti i propri obiettivi, cercando di raggiungerli con azioni mirate.

7)  Costruire e mantenere viva una buona rete  sociale,  circondandosi di persone positivamente presenti e affettivamente responsive cui potersi appoggiare in caso di bisogno.

Quando si sarà potenziata la propria resilienza, che caratteristiche si potranno riscontrare in sé?

Resiliente, ovvero…

Consapevole: conscio dei propri punti di forza e dei limiti, fiducioso nelle proprie capacità e nelle risorse che ha a disposizione, determinato a perseguire con impegno un obiettivo prefissato. Dinnanzi ad una prova, c’è la certezza di agire al meglio delle proprie possibilità. Ciò consente di trovare in sé la forza necessaria ad affrontare il momento e superarlo.

Flessibile: la persona resiliente ha una meta chiara. Se la vita interpone ostacoli, è possibile modificare il percorso senza per questo rinunciare al proprio obiettivo ed al proprio benessere. Non v’è rinuncia legata alle difficili condizioni, ma crescita personale in seguito ad ogni possibile battuta d’arresto.

Fiducioso: sviluppando una buona autostima ed avendo fiducia nelle sue capacità, il resiliente toglie molto potere al ruolo delle influenze esterne e riesce a cogliere quanto gli sia possibile fare per affrontare la situazione. La persona resiliente non è una persona inattaccabile, non rifiuta o reprime le emozioni negative associate ad un evento traumatico o ad un’avversità incontrata lungo il cammino. Non è un’ottimista acritica. Tutt’altro! Le difficoltà e i vissuti negativi vengono naturalmente sperimentati, ma non detengono potere condizionante assoluto e non intaccano la fiducia in ciò che potrà ancora essere.

Accettante: Il dolore e la fatica non possono essere negati o allontanati, altrimenti permangono attivi (seppur latenti) e la relativa ferita continuerà a sanguinare. Essere resilienti significare coltivare l’accettazione della situazione dolorosa, viverla e proprio per questo superarla; farle spazio all’interno della propria esperienza, riflettere per poterla comprendere, collocarla tra i propri vissuti e approdare oltre.

Determinato: le cadute e le difficoltà non impediscono di realizzarsi; al contrario forniscono occasione di crescita e incrementano l’impegno per il raggiungimento di quanto prefissato.

ABCDE

Un interessante libro sulla resilienza di cui consiglio la lettura è “Resisto dunque sono”, di Pietro Trabucchi. In un capitolo di questo testo ci si imbatte una tecnica che, se sviluppata, consente di divenire maggiormente consapevoli del fatto che le nostre reazioni (e il conseguente comportamento) di fronte agli eventi negativi dipendono dalla nostra valutazione della situazione e non dalla situazione in sé. Si può togliere potere totalizzante all’evento per riappropriarsi della propria efficacia. Tale consapevolezza può essere sviluppata grazie alla tecnica ABCDE, un acronimo che si riferisce a:

A- Avversità, ovvero quegli eventi negativi che non possiamo controllare ma che inevitabilmente nel corso della vita possono accadere. Se vuoi, prova a pensare all’ultima avversità che ti sei trovato ad affrontare, facendone una descrizione accurata (dov’eri, con chi eri, come ti sentivi e via discorrendo)

B- Beliefs, ossia le convinzioni che si hanno in relazione agli eventi. Tali elementi sono soggettivi e derivano dalle esperienze maturate nel corso della nostra vita. Tornando all’esercizio: quali convinzioni avevi circa l’avversità che stai analizzando? Cosa ti dicevi in quello specifico caso?

C- Conseguenze. Ci si riferisce alle conseguenze fisiche ed emotive, cioè alle reazioni che sono conseguite alle convinzioni che si avevano. Nel tuo esercizio, analizza tutte le conseguenze legate alle convinzioni che hai preso in esame poco fa’. Per chiarire ulteriormente: potresti aver provato sollievo di fronte ad una complessità minore rispetto a quella ipotizzata ad esempio…

D- Discussione. Una volta trovate le convinzioni e analizzate le loro conseguenze, ossia le reazioni, mettiamole in discussione. Come? Chiedendoci, ad esempio, per ogni elemento (convinzione) depotenziante “E’ proprio vero?”   Ora ci si può affacciare allo step successivo, ovvero il cercare quali  convinzioni sarebbero state più utili per affrontare la situazione. Prova ad elencare diverse convinzioni potenzianti.

Mentre con le prime tre lettere ci si riferiva ad aspetti ancora legati all’avvenimento, ora si pone l’accento sulla nostra possibilità di prendere in mano la nostra vita.

E- Effetti. A differenza delle reazioni, gli effetti derivano da un processo di rielaborazione del pensiero e sono quindi sotto il nostro controllo. Chiediti, in riferimento al tuo esercizio, cosa succederà se permarranno attive le convinzioni depotenzianti e al contrario cosa si potrà ottenere nel momento in cui si avrà, al proprio arco, una convinzione potenziante.

Spunto di riflessione

Puoi non essere responsabile per ciò che ti è accaduto, ma sei responsabile del modo in cui decidi di gestirlo. Da qui nasce la tua resilienza….

 

                                                                                                  Dott.ssa Marta Gellera