Motivazione, 5 passi per potenziarla

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Motivazione, 5 passi per potenziarla

La motivazione può essere definita come la spinta che porta ad agire, ad attivarsi per muoversi in una determinata direzione (altrimenti detta obiettivo). È, fondamentalmente, quel processo che ti consente di avviare, guidare e mantenere attivi dei comportamenti mirati. Infatti, il desiderio di raggiungere un obiettivo di per sé non basta. Occorre avere persistenza (ovvero la volontà di proseguire lungo il cammino intrapreso nonostante le difficoltà che si possono incontrare). Una volta attivato, il processo motivazionale funziona anche in senso retroattivo: non è solo la motivazione che spinge all’azione, ma ogni comportamento efficace conferma e rafforza la motivazione che lo ha generato. Ciò porta quindi ad aumentare i comportamenti diretti al raggiungimento dell’obiettivo stabilito, creando un circolo virtuoso che si autoalimenta e che conduce al traguardo stabilito.

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Quale motivazione ti guida maggiormente?

Possiamo distinguere due tipi di motivazione: quella da incentivazione e quella da pulsione. Nel primo caso agiamo per via delle conseguenze positive che i comportamenti messi in atto consentono di ottenere (è perciò estrinseca, legata a ricompense esterne quali premi, riconoscimenti o elogi, ad esempio), nel secondo invece si è spinti da una necessità interna, che può essere fisiologica (come la fame, la sete e il bisogno di protezione) o legata ad aspetti della realizzazione del sé: da bambini si parte con la curiosità epistemica (quel bisogno innato che consiste nel voler scoprire come funzionano le cose, motivato dal solo desiderio di sapere), crescendo si passa alla motivazione di effectance (ovvero legata al fatto di controllare l’ambiente e sentirsi efficace in ciò. Sviluppando un sistema di autoricompensa, diviene sempre meno importante l’approvazione esterna per la messa in atto dei propri comportamenti), sino a giungere al concetto di autodeterminazione, ovvero il fatto che la situazione in cui si è liberi di scegliere mantiene o aumenta la motivazione verso il compito più di quando vi sia un’imposizione esterna; questo è il motivo per cui sovente l’obbligo di fare qualcosa ti toglie la voglia di farla, mente se nessuno te la impone la fai più volentieri.

Dalla teoria…

Per avere più chiarezza, può essere utile conoscere quali sono le teorie che spiegano quali sono i fattori che portano ad agire. Te le  riassumo brevemente.

– La scala dei bisogni di Maslow; suddivide i bisogni dell’uomo in 5 differenti livelli, attraverso i quali si deve progressivamente passare per giungere alla propria realizzazione: bisogni fisiologici, bisogno di sicurezza, bisogno di amore e appartenenza, bisogno di stima, bisogno di autorealizzazione. Per Maslow quindi la motivazione è causata da uno o più bisogni inconsci.

– Modello molto diverso e che pone l’accento sull’agito consapevole è quello proposto da Vroom, secondo cui le persone agiscono quando hanno consapevolezza del fatto che le loro azioni portano al conseguimento degli obiettivi desiderati. Ne deriva che per avere motivazione si deve avere un risultato da raggiungere.

Freud sosteneva che si agisce per avvicinarsi al piacere o per allontanarsi dal dolore. Parafrasando e avvicinando il concetto alla nostra realtà, possiamo quindi dire che il piacere o il dolore che colleghi alle cose indirizzano le tue azioni. Se ad esempio un’attività ti provoca preoccupazione o ansia, tenderai a procrastinare (al fine di non incontrare tale dolore). Perciò, il  “segreto” consiste nell’associare valenze piacevoli e positive a ciò che si deve fare, trovarne i vantaggi, così da aumentare esponenzialmente la probabilità di attivarsi per portare a compimento quanto previsto.

Molto importante è poi il raggiungimento della cosi detta “soglia emotiva”, ovvero un’emozione (positiva o negativa) talmente forte che ti fornisca ulteriore spinta all’azione.

Fondamentale, affinché la condotta sia efficace, è che tu abbia chiaro l’obiettivo che vuoi raggiungere. Se non riesci a raggiungere ciò che desideri, o non riesci neppure a “partire”, il problema non è legato ad una scarsa motivazione. E’ più probabilmente dato dal porti obiettivi in modo errato.

…Alla pratica. 5 mosse per potenziare la motivazione

  1. Poniti obiettivi chiari e specifici. Oggettivare e quantificare, non essere vago o poco specifico. Ad esempio, non mi pongo come obbiettivo il superare un esame: mi applico per prendere un 28 studiando tre ore al giorno.
  2. Cerca un elemento motivante positivo. Un scopo positivo e di miglioramento garantisce maggiore resistenza e perseveranza rispetto ad un elemento negativo quale ad esempio la paura (la cui efficacia decade mano a mano che trascorre il tempo).
  3. Focalizzati su mete che percepisci come realmente raggiungibili e nel momento in cui incontri delle difficoltà, concentrati sulla risoluzione del problema, non esclusivamente sul problema in sé.
  4. Rileva i passi compiuti, non quelli ancora da compiere. Concentrati su quanto hai fatto, non su quanto ancora devi fare. Se devi portare a termine un lavoro di circa sette ore, non pensare che te ne mancano ancora tre. Pensa che ne hai già fatte quattro e gratificati per il punto raggiunto.
  5. Procedi con la pianificazione se-quindi (riprendendo Grant- Halvorson) . Trova un elemento quotidiano sempre presente nella tua realtà ed associalo al comportamento che vuoi attivare con costanza. Questa associazione nel giro di circa un mese diventerà automatica e il tuo cervello la porterà avanti senza bisogno di ulteriore spinta consapevole, garantendoti l’attivazione necessaria al raggiungimento dell’obiettivo previsto.

Desiderio ed azione, tutto diventa possibile

“Il libro delle fiabe di Charlotte dice che se esprimi un desiderio alla stella della sera, è sicuro che si avvererà”

“Esprimilo e sogna con tutto il tuo cuoricino. Ma non dimenticare che quella stella può aiutarti a fare solo un pezzo di strada. Tu dovrai darle una mano impegnandoti sempre e lavorando; allora sì che potrai avere davvero quello che desideri” (Tratto da “La Principessa e il ranocchio”, Disney, 2009).

 

 

 


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